01/06/2010 "La pittura digitale di Silvio Balestra" di Ugo Perugini

01/11/2009 Testo critico

20/05/2009 Non solo la luce - Paolo Levi

01/10/2008 SPRAY - JULIET art magazine n°139 ott 08

30/06/2008 Alberto D'Atanasio


Non solo la luce - Paolo Levi


Il mestiere di critico d’arte, soprattutto quando praticato da quasi quarant’anni, non è certo consegnato all’abitudine, ma neppure riserva troppo sorprese, anche quando si addentra nelle sperimentazioni più ardite. Tuttavia, ci sono dei casi in cui le certezze ormai acquisite vacillano, e questo accade quando ci si confronta con le nuove tecnologie applicate alle immagini, dato che non ci si può affidare ai parametri abituali di giudizio, come la valutazione dei segni, dei significati, delle coloriture, delle allusioni simboliche, delle procedure esecutive, delle intenzioni descrittive, e così via. A fronte poi dei risultati visivi degli artisti che si cimentano con il mezzo fotografico, ci si deve sempre porre un problema di fondo, chiedendosi fino a che punto questa modalità sia diversa da qualunque altra usata in ambito artistico; è ovvio, per esempio, che la manualità diventa del tutto secondaria, in quanto sostituita da una manipolazione mediata da processi tecnici, e quindi sono l’occhio e la coscienza ad agire primariamente per cogliere, in quello che già esiste, i nessi estetici o psicologici che fanno la differenza fra una pura e semplice riproduzione e un’opera d’arte. Ci si dovrebbe però anche chiedere quando mai la fotografia è stata pura riproduzione oggettiva e mimetica del reale, e per convincersene basta guardare certi ritratti di Nadar, tanto per citare uno dei grandi pionieri, dove l’occhio e la coscienza del fotografo fa ineluttabilmente parte della raffigurazione, come una firma perfettamente riconoscibile. Se poi, e questo è il caso di Silvio Balestra, l’immagine fotografica indaga solo sulle forme della luce, traendone inquadrature di pregnante astrazione, in un bianco e nero di purissima evidenza, ricco di sfumature e di dissolvenze, si chiude definitivamente la questione: siamo di fronte a un lavoro d’arte, e come tale va valutato, mutando solo i criteri di lettura, e con la consapevolezza che quegli stessi criteri sono, in fondo, solo strumenti convenzionali, di pura comodità.



In un suo scritto, titolato con apprezzabile autoironia Elucubrazione mentale, Balestra coglie con grande immediatezza il nodo centrale della questione, là dove definisce il suo “ruolo”: non un fotografo che vuole esporre le sue opere, bensì “un artista”che vuole esporre le sue opere giunte a maturità grazie al mezzo fotografico. Sarebbe inoltre riduttivo, secondo le sue stesse parole, chiedersi cosa ha fotografato, perché la sua creatività è concentrata sulla non forma, ovvero su un’astrazione del tutto autoreferente, che sussiste in quanto immagine non significante. Ricerca sulla luce, quindi, quella naturale, come puntualizza l’autore, e tanto deve bastare. Siamo tentati di aggiungere: non solo, ma anche ricerca sul moto della luce, e sulle sue infinite possibilità di alludere a una dinamica psicologica, o all’apparire di un impulso neuronale che agisce sulle cellule di un cervello in azione, in risposta a uno stimolo esterno; il che è poi quello che, noi profani, chiamiamo ispirazione. Pertanto si torna qui a un sistema di riferimento capace di riconoscere la non forma senza chiedersi quale sia la sua funzione narrativa, per valutarne solo la compostezza all’interno dell’inquadratura, l’equilibrio fra vuoti e pieni, la giusta rispondenza fra tensioni segniche, tra trasparenze e opacità, tra andamenti dinamici e momenti statici. Queste qualità, che sono requisiti ineludibili nella ricerca informale, le ritroviamo tutte nel lavoro di Balestra, che ci appare premeditato e calcolato nei minimi particolari, frutto di una sapiente regia che sa cogliere gli effetti scenografici di un impulso luminoso in un vuoto d’aria necessariamente incolore; che sa eludere la corporeità del segno immettendolo in un vortice che lo scioglie in pura apparenza, in attimo contingente afferrato appena prima di una nuova mutazione.



Paolo Levi - Critico d'Arte