Filosofia

Mi è stato suggerito di scrivere un testo per presentare le mie fotografie .

Non sono convinto di questa necessità, in quanto credo che le mie opere abbiano una capacità intrinseca: quella di comunicare da sole, di dialogare con l'osservatore, in una sorta di amore platonico,per lo meno all'inizio, per giungere poi ad un rapporto più diretto, oserei dire, istintuale. Guardando i miei lavori, la prima domanda che dovrebbe venire in mente non è che cosa sia stato fotografato (altamente riduttiva, in quanto trattandosi di fotografia astratta o meglio astrazione artistica attraverso il mezzo fotografico ,non si può pensare di vedere il reale nel modo apparentemente esplicito a cui si è abituati) bensì che procedimento è stato applicato per giungere a una tale risultante astratta e concettuale ma in realtà " più reale del reale ". Essa implica un pensiero alla base, una "sfida": il tentativo di rendere maggiormente tangibile , quindi più reale, la Luce stessa, ossatura spirituale del mondo visibile ; di darle una forma ,una sostanza, di renderla più concreta , in una parola viva. Quale mezzo migliore della macchina fotografica può ambire a questo ruolo? Da qui,pure la definizione del "mio ruolo": non un fotografo che vuole esporre le sue opere artistiche, bensì "un artista" che vuole esporre le sue opere giunte a maturità grazie al mezzo fotografico. Bisognerebbe ora tentare di dare una definizione di "artista", compito oserei affermare forse molto più difficile di quello precedentemente annunciato, soprattutto in questi tempi... in cui la contemporaneità dell'arte (non l'arte contemporanea) si assume il ruolo di dominatrice assoluta del pensiero artistico del XXI secolo. Chi o che cosa è "l'artista"?" Mi limito, in questo contesto, a definirlo "un'entità fisica",capace semplicemente di "dialogare in silenzio".Unica fonte plausibile di comunicazione sono le opere stesse posizionate frontali all' osservatore, pronte a subire, incapaci di intendere e volere, in attesa di ...sentenza."

Se per certi versi, quel gioco intricato di meccanismi altamente complessi facenti parte del cosiddetto "Mercato" ha portato all' attenzione del mondo intero un'alternativa concettuale di considerare l'arte,con conseguenze e ricadute sia economiche che commerciali ,cosa, per ovvie ragioni, di sicuro beneficio, per altri versi ha portato ad una indistinta formalizzazione di cos' è o non è arte.

Il danno è presto detto : si è perso quel fluido vitale che è prettamente intrinseco all' opera d'arte, unica nel suo genere : la capacità di generare emozioni in senso assoluto :positive o negative, non importa, l'essenziale è che non trasmettano alcuna indifferenza. Una traslazione di essenze dall'oggetto al soggetto e viceversa. Personalmente ritengo che l'unica richiesta plausibile che si possa, anzi, si debba fare a qualunque cosa voglia assurgere ad opera d'arte sia proprio questa: essa deve necessariamente generare un sentimento nell' osservatore, non nello spettatore, in quanto ritengo che il primo ha capacità attiva di discernere, scegliere, capire quindi vivere. Spero che le mie fotografie riescano in quest'impresa, che ritengo più ardua e difficile rispetto alle logiche pure ma soprattutto economiche del mercato, che anche se di notevole importanza certamente inferiori concettualmente parlando. Quindi fintantoché una mia opera riuscirà nell'intento di creare o suscitare un'emozione , un sentimento,un sussurro o un sussulto spirituale sperabilmente duraturi e non temporanei, pur se dotati di dinamismo intellettuale, il mio fine artistico sarà pienamente raggiunto.

Partendo dalla etimologia del termine fotografia, ossia "scrivere con la luce" o meglio "dipingere" con la luce, mi sono imposto a superare il classico realismo fotografico,coincidente con un figurativismo pittorico, per approdare al suo aspetto astratto. Tutto ciò che un tempo, neppure troppo lontano, poteva venir considerato errato tecnicamente,ora può essere rivisitato, rielaborato,oppure semplicemente accettato. Si giunge così ad una giustapposizione tra " realismo fotografico" e "astrattismo fotografico", che non debbano necessariamente sovrapporsi, piuttosto convivere, rendendo così possibile un diverso modo di espressione della realtà anche quella più banale. Il tutto favorito, non si può negare , dall'avvento del digitale ma, sottolineo, solo favorito,in quanto l'astrazione nella fotografia può assumere diverse sfaccettature, alcune delle quali indipendenti dall'utilizzo o meno di un computer, oppure di un programma di elaborazione-manipolazione delle immagini(tecnica,del resto assente nel mio approccio).

Perché il termine Astrazione Fotografica?

Semplicemente, per giungere all' essenza delle cose, estraendo tutto il contorno superfluo e fuorviante. Un diverso modo di concepire la realtà, anteponendo quella nascosta,invisibile non facilmente adattabile alla nostra vista ,o meglio, al modo in cui vogliamo vedere il mondo(dalle cose più semplici,più vicine a noi, all'Infinito inteso come puro concetto) a quella apparente,ovvia. Una trasgressione della realtà per giungere ad un'altra ,più vera, appunto più reale. Più che una reale astrazione preferisco definirla una figurazione di tutti gli stati d'animo caratteristici di noi esseri umani.
Vedere l'invisibile, immaginare il visibile,concettualizzare l'esistente.

Perché il Movimento?
Il Movimento coincide con il Dinamismo ed esso coincide con la Vitalità,con la valorizzazione di un "carpe diem" in essere, in divenire .E quale miglior "Procacciatore di Movimenti" ...se non l'istinto e l'energia insiti nella gestualità della propria mano , del proprio corpo e del proprio essere uniti ad aspetti tecnici che solo un mezzo fotografico puo' fornire?

Intitolare o meno le opere ?
Un dilemma che mi ha accompagnato per piu' di un anno ,poi una scelta parziale e per nulla permanente.
Si tratta di un gioco che si basa su delle emozioni primarie; una specie di sfida per me e per l' osservatore che ponendosi di fronte alle mie opere è soggetto a rispecchiarsi o meno in tale denominazione. Io stesso potrei subire influenze diverse da una stessa mia opera, a seconda del momento e del mio stato d'animo; oppure potrei dare uno stesso nome a più opere diverse, in quanto il nome non è specifico o primario all'opera ma il risultato di un'emozione in fieri. Più questa emozione evolverà e muterà , più forte diventerà l'opera e più forte l'opera sarà, più d'arte si parlerà. Gli Untitled , sono in una sorta di limbo, d'attesa di un momento che pure per loro giungerà.

© Silvio Balestra